L’albero di Cogne [da «Alpe» n. 13]

Pubblichiamo l’articolo L’albero di Cogne, comparso sul giornale «Alpe» 13/2012 (15 luglio) a firma Barbara Tutino Elter. La ferrovia del Drinc e la miniera di Colonna sono due elementi dello stesso albero, che spinge i suoi rami nella valle centrale (gli altoforni di Aosta) e in altre valli laterali (le miniere di La Thuile e Ollomont), nell’ambito di una filiera dell’acciaio unitaria, che ha influenzato la storia recente della Valle d’Aosta.

L’albero di Cogne
La miniera di Colonna è la radice, la ferrovia del Drinc il tronco, l’altoforno di Aosta un ramo. L’albero di Cogne è uno solo.
di Barbara Tutino Elter


Tra le tante allocuzioni in voga oggi e divenute figure retoriche fastidiose quanto vuote di vero significato, una delle peggiori è quella dell’acqua sporca e del bambino. Era molto meglio la vecchia formula della botte piena e la moglie ubriaca (o il marito, non importa), volendo intendere che non si può pretendere di avere entrambe le cose. Nel caso specifico, il postulato riguarda la ferrovia del Drinc e la Miniera di Colonna. Proprio come se fossero due entità nettamente separate, per il solo motivo che dalla fine degli anni ottanta la ferrovia mineraria, essendo divenuta tranvia civile, non è più pertinenza mineraria.

La loro Storia tuttavia dice il contrario; risale al primo ventennio del 1900, quando Colonna e la ferrovia del Drinc furono costruite; una dopo l’altra senza soluzione di continuità; una in funzione dell’altra. Non sono gemelle monozigote, ma nate dalla stessa matrice e una delle ragioni per cui il Comitato spontaneo di cittadini sorto per salvaguardarne il mantenimento, si ostina a tenerle unite, è proprio perché l’una è monca senza l’altra.

Il grande equivoco è derivato dal fatto che la tranvia è stata vista come collegamento sciistico con il comprensorio di Pila, anziché come ferrovia storica d’alta quota con varie possibilità di utilizzo: anche collegamento sciistico, ma soprattutto collegamento civile con Aosta, e tratto ferroviario di un percorso museale culturale minerario vasto e articolato.

Fin dall’inizio è stato suggerito da più parti di rinunciare a una o all’altra istanza. Per non rischiare di perdere, appunto, l’acqua e il bambino… E questo è un gioco di specchi e di rimandi, perché di fatto, rinunciando all’una o all’altra istanza, le perderemmo appunto entrambe, trattandosi di una cosa sola. Di un solo albero con vari rami.

Le radici e la linfa dell’albero sono appunto la miniera di Colonna, i suoi rami sono quella di Costa del Pino, gli altiforni di Aosta, la miniera di La Thuile, quella di Ollomont, etc. etc…  La ferrovia del Drinc è il tronco (come d’altra parte l’Aosta-Pré-Saint-Didier, per l’alta Valle). Tutto l’insieme va salvaguardato. Cosa centra l’acqua sporca? Il bambino? Qui non si tratta di contentini… Di compromessi tra il permesso di giocare con la play station, o avere diritto al gelato. Non è la competizione tra il recupero della villa romana o quello della chiesa barocca. Qui si tratta di un programma di recupero identitario culturale complessivo. Di un atteggiamento del profondo, nel quadro di una politica lungimirante dello sviluppo sostenibile.

Noi apprezziamo molto tutti i tentativi in corso per la salvaguardia dell’una e dell’altra cosa, ma teniamo anche a ribadire questo concetto di unitarietà, che riteniamo essere l’unico possibile. E per sviluppo sostenibile qui non si intende un’attribuzione idiomatica
generica, tipo: “sostiene Pereira”, ma la definizione proposta dalla Commissione Mondiale delle Nazioni Unite nel 1987, e tradotta dall’inglese sustainable, cioè: «uno sviluppo che
risponde ai bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità alle generazioni future di rispondere alle loro».

>>> Aiutaci a far diventare la miniera di Colonna e la ferrovia del Drinc «Luogo del Cuore FAI 2012»! Per farlo è sufficiente una firma e per firmare basta aver compiuto 14 anni. Si può votare online, oppure attraverso la cartolina disponibile in tutte le filiali della banca Intesa Sanpaolo, o ancora a Cogne, presso il negozio Tracce, in via Dottor Grappein, tra la chiesa e piazza Cavalieri di Vittorio Veneto, ex piazza del mercato.

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