Patrimonio mondiale Unesco o pista ciclabile?

Quando, una decina d’anni fa  l’onorevole Luciano Violante, che aveva a cuore il futuro di Cogne e della Valle d’Aosta, ospitò il Direttore generale dell’UNESCO, lo accompagnò a visitare l’intero bacino minerario, dalle acciaierie di Aosta, attraverso la ferrovia del Drinc, fino a Colonna.

Mentre percorrevano la galleria di 7 chilometri scavata nel granito più di cent’anni fa, ebbe modo rapidamente di raccontargli la storia di quel trenino, dalle visite del Re del Belgio e di sua figlia, futura regina d’Italia, Maria José, all’occupazione partigiana del luglio 1944, al passaggio di Sandro Pertini in fuga dalla Francia a tutte le persone che avevano potuto utilizzarlo come via di fuga ogni volta che la strada era stata interrotta come spesso accade in montagna.

Dopo quindici minuti sbucarono all’aperto: il Direttore generale dell’UNESCO fu sorpreso dall’apertura della valle di Cogne con la sua vasta prateria e il Gran Paradiso incastonato al fondo come un diamante. L’onorevole gli mostrò gli edifici del villaggio operaio di Buttiliere, la splendida casa di pietra che sovrasta disabitata, con un vasto prato di sterpi davanti, l’attuale tristissima micro comunità per gli anziani affacciata direttamente sulla strada; l’edificio pericolante dove c’era lo spaccio (gestito ancora negli anni ’60 da Leontina Bieller) e sulla porta si legge ancora la scritta usurata «Direzione delle miniere».

Gli mostrò poi i cosiddetti edifici dell’ONARMO, ex colonia, prospettandogli l’idea di ospitarvi in futuro laboratori artigiani di nuovo produttivi, per scuole professionali che insegnino mestieri in via d’estinzione (fabbri, tornitori, carpentieri etc etc).

Attraversarono il bosco di larici e abeti quasi secolari, voluti dal direttore della miniera che abitava con la sua famiglia e gli  altri dirigenti della Soc. Naz. COGNE, nelle due cosiddette “ville” di pietra (in realtà due palazzine con appartamenti, dove nacquero e vissero i suoi quattro figli) e salirono così al “Villaggio Anselmetti” dove visitarono il piccolo museo minerario, gestito da un’Associazione di volontari, l’AMC di Cogne, che da più di vent’anni si occupa in modo scientifico e attento della Cultura del paese. I grandi edifici disabitati, intorno al piccolo museo, avrebbero in seguito potuto ospitare aule universitarie, studi di ricerca, foresteria e sale conferenze, per quello che sarebbe potuto diventare un importante centro di ricerca scientifica e universitaria; solo dall’esterno ammirarono l’edificio in legno degli anni trenta che ospita le tramogge del carico delle benne, con tutte le benne appese come una collana e piccoli uffici, scalette di legno e di ferro come nel film Hugo CABRET; presero quindi la telecabina che li condusse a Costa del Pino e li portò rapidamente in quota. Sotto, videro il paese rimpicciolirsi e aprirsi l’immensa piana di S.Orso.

L’insediamento minerario di Costa del Pino non impressionò il Direttore generale dell’Unesco, che aveva visitato da poco il sito dell’Argentiera, in Sardegna, ma poi gli fecero percorrere il piano inclinato su una cabina sferragliante, lungo quattrocento metri fino ad una galleria umida che percorsero a piedi per 700 metri. Camminavano in silenzio, con caschi gialli d’ordinanza, e indossavano stivali di gomma e mantelline impermeabili. C’era un inconfondibile odore di polvere bagnata, e l’illuminazione rifletteva strisce di luce un po’ spettrali negli specchi delle infiltrazioni d’acqua.

Sbucarono all’improvviso nell’atrio di un immenso edificio divelto che offriva una prospettiva  di vani, pilastri e cameroni, forni e scalinate di cemento senza porte, come una specie di forte militare.

Una grande finestra senza vetri offriva una vista incomparabile sulla catena montuosa ancora innevata e gli infissi di legno residui cigolavano. La traccia dei binari divelti che attraversava longitudinalmente l’edificio, lo ricondusse alla  vocazione mineraria dello stabilimento. Uscì allora sulla grande terrazza che sovrasta la Valleille e la valle di Cogne e ammirò le montagne, dal Gran Paradiso alla Grivola, fino al Monte Bianco, su cui tramonta il sole; prima di avventurarsi nel labirinto dei trentamila metri di edifici che ospitavano un tempo cinquecento persone, tra operai e tecnici, estate e inverno, a 2500 metri, come in una specie di immenso monastero tibetano.

Quando il Direttore generale dell’UNESCO ebbe visitato il villaggio minerario di Colonna, dichiarò che senza alcun dubbio il Bacino minerario di Cogne poteva diventare Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Luciano Violante fece immediatamente sapere al Presidente del Consiglio della Regione Valle d’Aosta, di questa straordinaria opportunità, pensando di fare cosa gradita.

OGGI SAPPIAMO, CHE INVECE DI TUTTO QUESTO, IL PROGETTO DELLA NOSTRA AMMINISTRAZIONE È UNA PISTA CICLABILE AL POSTO DELLA FERROVIA, UN CENTRO BENESSERE AL POSTO DELLE “VILLE”, UN PICCOLO MUSEO CON SUONI E ANIMAZIONI NEL PRIMO TRATTO DELLA GALLERIA DEL TRENO E UN’EVENTUALE “RESIDENZA TEMPORANEA” non meglio identificata A COLONNA. Forse saranno organizzate visite guidate a Costa del Pino.

>>> Scarica il testo della delibera del 10/08/2012, con cui la Giunta regionale della Valle d’Aosta che prevede lo smantellamento della ferrovia del Drinc (formato PDF).

>>> Da oggi i video pubblicati o consigliati nel blog sono raccolti in un’apposita nuova sezione. Guarda.

>>> Aiutaci a far diventare La ferrovia del Drinc e la Miniera il «Luogo del Cuore FAI» 2012: votala online!

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5 risposte a Patrimonio mondiale Unesco o pista ciclabile?

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  5. Luciano ha detto:

    forza tutti insieme salveremo la ferrovia,è un patrimonio di tutti i valdostani da tramandare ai nostri figli e poi ai posteri, non mi sembra giusto buttare quello che hanno fatto i vecchi

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