Quanti soldi servirebbero davvero per far partire il trenino di Cogne?

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Un recente studio del prof. Stefano Ricci dell’Università «La Sapienza» di Roma, commissionato dalla Corte dei Conti, ridimensiona notevolmente la cifra considerata  necessaria per rendere utlizzabile il collegamento Cogne-Acque Fredde, la “nostra” Ferrovia del Drinc. L’importo indicato è di circa 5 milioni di euro, contro i 25 previsti dalla stima commissionata dalla Regione.

Uno studio destinato a riaprire i giochi sulle prospettive di riattivazione della storica ferrovia mineraria che potrebbe ora rivelarsi il collegamento più conveniente con la valle centrale e la conca di Pila?

Pubblichiamo di seguito una lettera di Barbara Tutino.

«Leggiamo sui giornali in data 30- 31 gennaio 2013: “Alberto Devoti, 61 anni, ingegnere aostano, considerato della Corte dei conti di Aosta il “dominus” del progetto di realizzazione del trenino Cogne-Pila, collegamento ferroviario [] è stato condannato, lunedì 28 gennaio, al pagamento di tredici milioni di euro di danni nei confronti della Regione [] Devoti dovrà anche pagare la parcella di 23mila e 600 euro a Stefano Ricci, professore associato presso la facoltà di ingegneria del dipartimento di Ingegneria civile edile ed ambientale dell’Università La Sapienza di Roma per la consulenza tecnica  effettuata  oltre ai 1.200 euro di spese legali. Devoti è stato quindi considerato l’unico responsabile dello scandaloso caso che, in venticinque anni, ha consumato quasi trenta milioni di euro di fondi pubblici senza mai riuscire a partire e che attualmente è in fase di dismissione e riconversione”.

La recente udienza della Corte dei Conti di Aosta ha pesantemente ridimensionato le stime dei famosi studi Geodata ed Inten su cui erano fondate le delibere regionali per la dismissione definitiva.

I giudici hanno voluto avere un parere terzo commissionando uno studio al prof. Ricci dell’Università della Sapienza di Roma, persona ampiamente competente e dal curriculum ineccepibile .

Da nota ANSA, ecco i costi elaborati nella consulenza per «correggere i singoli difetti costruttivi»:

Materiale rotabile (2,8-3,5 milioni di euro);
Galleria del Drinc (1,2-1,4);
Armamento (0,9- 1,2);
Impianto di ventilazione (400 mila euro)

Secondo gli studi Geodata/Inten:

Materiale rotabile (6,5 mil.€);
Galleria del Drinc (7 mil.€);
Armamento (1,5 mil.€);
Impianto di ventilazione (1,2 mil.€).

Stando così le cose, la stima dei costi di ripristino della ferrovia  si ridurrebbe da circa 9 milioni di euro stimati dal Comitato per la Difesa della ferrovia del Drinc, a circa 5,5 milioni. Ricordiamo che si vorrebbero realizzare funivie per 20-30 milioni: rinunciandovi si risparmierebbero dai 15 ai 25 milioni circa.

Se da una parte il servizio di “Striscia la notizia”, trasmesso alla vigilia del voto regionale sulla petizione popolare è stato un colpo basso (il servizio era pronto da settembre 2011), alla fine il serio studio del Prof. Ricci è il riscontro oggettivo della correttezza delle  considerazioni del Comitato sulla vicenda.

Dalla comparazione di questi commenti, ricchi di dati numerici, si può capire quanto sarebbe semplice  mettere in funzione la ferrovia del Drinc, con indiscutibile vantaggio per l’intera comunità valdostana, trattandosi di una storica ferrovia mineraria, una valida via di fuga, un effettivo collegamento ecologico con la valle centrale e la conca di Pila.

Alla fine si è dimostrato che occorrono solo 5,5 milioni. A fronte dei 70 milioni stanziati in due anni per coprire il deficit del Casino di san Vincent. A fronte di 150 milioni stanziati per la funivia del Bianco, a fronte di 154 milioni stanziati per il polo universitario, a fronte di 2 milioni e 445 mila euro stanziati per la Rotonda con parcheggio di via Partigiani, dei 2 milioni e 704 mila euro che furono stanziati per la riqualificazione di via Sant’Anselmo… Basterebbero 5 milioni: se non mi sbaglio, pari a quelli stanziati per la Pila S.p.A. in questi anni, per aver lasciato cadere nell’incuria la ferrovia che le era stata affidata.

Cordiali saluti,

Barbara Tutino».

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