La «nostra» Giornata nazionale delle Ferrovie dimenticate

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Il Comitato spontaneo per la difesa del bacino minerario di Cogne e della Ferrovia del Drinc e il circolo regionale di Legambiente si sono trovati oggi, 3 marzo, a Cogne, presso il ponte della Tina, per celebrare la 6a Giornata nazionale delle Ferrovie dimenticate.

Noi il “nostro” trenino ce lo teniamo stretto, prima di tutto perché siamo consapevoli del suo valore come monumento, vero e proprio simbolo della storia recente di Cogne, e poi perché siamo convinti della fattibilità di una sua riattivazione in chiave turistica e museale, soprattutto ora che una perizia voluta dalla Corte dei Conti ha notevolmente ridimensionato la spesa prevista per il completamento dei lavori. Ricordiamo, infine, l’enorme dimostrazione di affetto per la Ferrovia del Drinc costituita dal 23esimo posto nazionale nella classifica dei Luoghi del Cuore appena pubblicata dal FAI.

Clicca sulle immagini per vederle ingrandite:

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Che la storia di questa vallata sia passata attraverso la galleria del Drinc è fuor di dubbio, come dimostra, tra l’altro, la testimonianza di vita partigiana che pubblichiamo qui sotto: uno spaccato della vita alla macchia che inaspettatamente si tinge di sentimento, il tutto con la complicità del “trenino” per Cogne, quello che oggi vogliamo ricordare.

Il testo che segue è un ricordo del partigiano Ernesto Breuvé.

La nostra Banda, in un’azione in località Belle Combe, sopra Ussel in comune di Châtillon, l’allora Castiglione Dora, è entrata in possesso di una mitragliatrice Fiat mod. ‘35 e di una pur modesta quantità di munizioni della stessa, arricchitasi poi successivamente. Detta mitragliatrice rimane però inoperosa in quanto, prima dell’abbandono, gli sono stati asportati alcuni pezzi dell’otturatore rendendola inservibile.

Sappiamo inoltre che la Banda di Tito, alias Celestino Perron, che agisce in Valtournanche, è pure in possesso addirittura di due identiche mitragliatrici, anche quelle inservibili, essendo state private degli stessi pezzi.

Avevo frequentato negli anni precedenti i corsi della scuola di fabbrica della Cogne, che preparava delle ottime maestranze specializzate in vari mestieri; il mio è di meccanico, e l’anno precedente, ultimo del corso, avevamo visitato le miniere di Cogne; durante la visita ebbi modo di notare la dotazione di macchine utensili dell’officina di manutenzione dei macchinari della miniera, funivia, teleferica, trattamento minerali e trenino Cogne Acquefredde.

Penso che forse potrei  fabbricare i pezzi mancanti alla nostra mitragliatrice, se quella in funzione a Cogne fosse  identica alla nostra.

Esterno il mio pensiero al gruppo che sta commentando i fatti, ed ecco che, senza preavvisarmi, il mio caro amico Nino Bertello, mi fa il tiro mancino, e va a spifferare il tutto al comandante della banda, De Gaulle, alias Louis Ducourtil.

Questi mi chiama a rapporto, mi fa ripetere quanto avevo affermato e, forse un po’ incredulo, trovandosi di fronte ad un ragazzino, mi fa un terzo grado, penso per capire se le mie pretese possono avere un minimo di fondamento. Sarebbe stato sicuramente ancora più incredulo se mi avesse chiesto l’età; in definitiva stavo per compiere diciotto anni, ma ne dimostravo diversi in più, forse per effetto del pizzo, delle basette e dei capelli che si stavano allungando da quando ero entrato nella formazione.

De Gaulle quindi mi invita a seguirlo e mi conduce ad un fabbricato sottostante, di poco isolato dagli altri tre che formano La Chervaz, che chiamiamo pomposamente il Tribunale, perché ivi si tengono i processi ai prigionieri, non solo ai nostri, ma anche a quelli provenienti dalle altre bande.

Con mia somma  sorpresa  vengo  presentato al comandante Mésard, alias Cesare Ollietti, che siede ad un tavolo, penso in riunione, con altri componenti del comando zona.

Abbiamo il comando zona nella nostra sede e non lo sappiamo!

Solo ora capisco perché nel nostro tribunale si fanno i processi anche per le altre bande.

Anche Mésard mi sottopone al terzo grado, e quindi fa dattilografare un foglio, che mi consegna, con tanto di timbro e firma, dicendomi di partire al mattino successivo e di presentarmi a Cogne dal comandante Plik, in modo che mi mette a disposizione l’officina per la costruzione dei pezzi mancanti della mitragliatrice.

Chiedo quindi un quaderno e una  matita e l’aiuto di  un mitragliere, che mi smonti e rimonti la mitragliatrice, in quanto  non ne ho ancora viste e tanto meno smontate, e di una guida che mi accompagni a Cogne. Avuto quanto richiesto, faccio  smontare la nostra mitragliatrice e schizzo ogni singolo pezzo.

Al mattino seguente partiamo per Cogne,  è il quattro agosto.

Io propongo  di seguire la Clavalité e, per il colle di Fenis, raggiungere Cogne, ma la staffetta, Marmitta (alias Marino Bettega di Fénis) dice che allunghiamo troppo il percorso e decide di seguire l’itinerario che usava normalmente.

Scendiamo quindi a Fénis, che attraversiamo in tutta la lunghezza, e da Tillier seguiamo la mulattiera che lungo il margine della Dora porta a Saint Marcel; verso Brissogne cominciamo a salire sino a raggiungere i mayen di Pollein, attraversiamo la gola del torrente di Comboè in un sentiero a strapiombo tra le rocce, raggiungiamo i mayen di Charvensod, da qui alla Gora e quindi a Peroulaz. Qui una tappa all’osteria, poi su verso Acquefredde per imbarcarci sul trenino che ci condurrà a Cogne.

Arriviamo che il trenino è appena partito, è l’ora di cena e Vante, alias Camerlo Fioravante, comandante del posto di blocco partigiano, ci invita a tavola, nel refettorio della stazioncina, in quanto arriveremo a Cogne in ritardo per la cena. Mentre ceniamo, alcuni partigiani che hanno già finito il pasto stanno scherzando con delle ragazze, ad un certo punto uno di questi mi infila nella tasca della giacca a vento un nastrino da capelli che aveva tolto ad una delle ragazzine.

Questa, Antoine, alias Antonietta Chamen, mi si avvicina da dietro senza che me ne accorga, ed improvvisamente cerca di recuperare il nastrino dalle mie tasche, non trovandolo mi ruba un paio di occhiali da sole che tengo nel taschino e fugge. Finita la cena la rincorro per recuperare i miei occhiali e restituirle il nastrino; la ragazza prende il sentiero verso Pilaz, la raggiungo e ci scambiamo ridendo i rispettivi pegni.

Dice di abitare a Pilaz, si trova con i partigiani perché denunciata da un’amica di essere in contatto continuo con i partigiani, si è salvata fortunosamente dall’arresto grazie a un conoscente questurino che l’ha fatta avvertire in tempo. Che fosse in contatto continuo con i partigiani corrispondeva alla realtà, in quanto tra gli stessi vi sono vari parenti, tra i quali il fratello Mario, il cugino Jorrioz, comandante di un gruppo di partigiani, un altro cugino, Camerlo Fioravante, già citato comandante del posto di blocco di Acque Fredde, che ci ha gentilmente ospitati, ed altri ancora.

Il contatto, sin’allora, consisteva quasi esclusivamente in rapide visite per il rifornimento di abiti e per la pulizia degli stessi.

L’accompagno per un tratto e mi accingo a ritornare sui miei passi per non perdere il treno, ma lei mi dice che il treno, un certo tempo prima di partire, fischia e che avrò tutto il tempo di scendere prima della partenza. Finisco per accompagnarla sino a Pilaz, e quando raggiungo di corsa Acque Fredde il trenino è partito senza alcun fischio.

A questo punto Vante stacca la motrice da un treno ivi stazionato e mi porta a Cogne a tutta velocità, ossia in meno di venti minuti.

Arrivo a Cogne a notte inoltrata.

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Una risposta a La «nostra» Giornata nazionale delle Ferrovie dimenticate

  1. giorgio vassoney ha detto:

    Ernesto Breuv Technical rievoca i giorni della repubblica partigiana da Pondel a Cogne il 23 aprile 2003.

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