Lettera aperta ai media del Comitato spontaneo per la Difesa del Bacino minerario di Cogne e della Ferrovia del Drinc

Il prossimo 31 ottobre, con la definitiva cessazione della concessione mineraria, rischiano di venir meno elettricità e manutenzione all’interno della miniera di Colonna/Costa del Pino. In tal caso il degrado delle strutture sarebbe rapidissimo e non sarebbe possibile in un secondo momento tornare indietro.

Quello che segue è il testo della lettera che, come Comitato, abbiamo inviato ai media per prendere posizione contro questa prospettiva, chiedendo invece che la memoria di un sito straordinario e l’identità di un intero paese siano preservate e valorizzate da chi avrebbe la possibilità di farlo.

Cara redazione,

un articolo a piena pagina, apparso il 30 settembre su una testata nazionale (Il Fatto Quotidiano, a firma Silvano Rubino) ha riportato all’attenzione pubblica la questione del sito minerario valdostano, il più alto e articolato d’Europa, con epicentro a Cogne, nelle miniere di Costa del Pino e Colonna.

Ormai la ferrovia del Drinc, come la miniera di Colonna, sono diventati famosi. Vale la pena comunque ricordare che la prima è stata l’opera di ingegneria mineraria più importante del mondo fino al dopoguerra, oltre a via di fuga in ogni situazione di emergenza e che la seconda è lo stabilimento minerario più alto e straordinario d’Europa.

Tuttavia le eccezioni non si fermano qui, perché ciò che invece è noto solo a poche persone, oltre agli addetti ai lavori, è la parte non visibile, celata sottoterra, ancorché perfettamente funzionante,  costituita dal percorso minerario vero e proprio. Chi ha avuto la fortuna di vedere il film «Questa Miniera», di Valeria Allievi, prodotto lo scorso anno dalla Regione Valle d’Aosta, avrà potuto farsi un’idea della suggestione di questo percorso, ma anche così non ha visto tutto. Perciò tentiamo  di descrivere l’avventura.

Non sono necessari stivali o mantelle perché le gallerie sono asciutte. Si arriva a Costa del Pino in funivia, in quindici minuti, compresa la visione della sala dei compressori, che servivano a far funzionare  le macchine utilizzate in miniera a partire dal dopoguerra. Siamo una decina di persone adesso, dentro la montagna, e prendiamo posto su un trenino elettrico giallo che ci trasporta per quasi un chilometro e mezzo in galleria fino alla base dello skip.

Lo skip è il cuore meccanico della miniera di Cogne. È uno strano ascensore, un grande cassone “coricato” in ferro smaltato, che percorre 400 metri di dislivello in pochi minuti e raggiunge Colonna. Lo skip è contrappesato da un carrello che percorre una via parallela a quella principale  e viene manovrato in una sala anch’essa visitabile, dove c’è un immenso argano montato come il filo di una macchina per cucire su un gigantesco rocchetto. Lo skip serviva per trasportare tonnellate di minerale più le persone. Oggi, non dovendo più trasportare il minerale, sarà azionato da un argano più leggero. Ciò consentirà di contenere i costi di alimentazione elettrica.

Abbiamo visto tutte le strane macchine ad aria compressa. A guardarle bene, si capisce che sono scavatrici e perforatrici, anche se i tubi curvilinei che le attraversano le conferiscono la forma di macchine fantastiche per viaggiare nel tempo, e in effetti questo sono. Le perforatrici, l’argano, il trenino, e lo skip: macchine del tempo. Con esse, infatti, percorriamo a ritroso il viaggio del minerale, fino a Colonna dove usciamo alla luce su un panorama alpino che toglie il fiato.

Da Colonna, in discesa, il minerale  raggiungeva Aosta (una prima teleferica, inaugurata nel 1913, collegava la miniera a cielo aperto di Liconi, poi di Colonna, agli impianti di Moline. Da qui la ferrovia del Drinc trasportava il minerale fino ad Acque Fredde, dove un’altra teleferica raggiungeva gli stabilimenti di Aosta).

«Il 31 ottobre prossimo», leggiamo nell’articolo di Silvano Rubino, «con la definitiva cessazione della concessione mineraria, si chiuderà il sipario su uno dei più importanti siti di estrazione del nostro Paese […] senza elettricità né manutenzione il degrado sarà rapidissimo e inarrestabile».

E noi perderemo tutto: la ferrovia del Drinc, Colonna, le Miniere, lo Skip e tutte queste macchine del tempo, con cui si  può viaggiare a ritroso, lungo la strada del ferro che ci porta nel cuore della montagna e di un’identità mineraria a cui apparteniamo tutti.

Mentre basterebbe «un progetto europeo o di competitività regionale, che finanzi questa operazione, da far rientrare nella programmazione di fondi europei 2014-2020». E la volontà politica di farlo.

Il Comitato spontaneo per la Difesa del Bacino minerario di Cogne e della Ferrovia del Drinc

>>> Si legga QUI l’articolo del «Fatto Quotidiano».

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