Film minerari

Film classici e recenti, documentari e opere di finzione a tema minerario, oltre a «Miniera», su Colonna, di Marco Elter (1938).

La ragazza in vetrina
(Italia, Francia/1960) di Luciano Emmer (85’)

Ad Amsterdam, le prostitute si espongono in vetrina; di una di queste ragazze-mercanzia s’innamora un minatore italiano. Più dello sfruttamento, insopportabile è la desolazione. Insopportabile anche per la censura. Seguono tagli brutali e la ritorsione: Emmer non potrà firmare film per almeno trent’anni. (Michele Canosa)

Au Pays noir
(Francia/1905) di Ferdinand Zecca e Lucien Nonguet (10’)

Schlagende Wetter
(Fiamme nella miniera, Germania/1923) di Karl Grune (40’)

«Nel film di Karl Grune le macchine e il lavoro non sono cose morte, ma fatalmente legate agli uomini, alla vita; e questa è la cosa più significativa del film. Il montacarichi ha un volto, è inquietante come una nuvola temporalesca, il cui oscuro segreto racchiude benefici e morte. È un ferreo destino personificato, che guida le vite degli uomini. Lo spazio industriale è in questo caso divenuto un paesaggio in senso artistico». (Béla Balázs, Explosion, Der Tag, 6 aprile 1923).

Misère au Borinage
(Belgio/1933) di Henri Storck e Joris Ivens (27’).

Il Borinage è una grande regione carbonifera in Belgio. Negli anni Trenta vi lavorano 50 mila minatori. Nel 1932, gli operai entrano in sciopero. Henri Storck e Joris Ivens vanno per fare un reportage ma presto si rendono conto che nessun servizio di cronaca può rendere l’inferno della vita nelle miniere: «Qualsiasi tipo di estetica ci sembrava indecente. La nostra mdp non era altro che un grido di rivolta». (Henri Storck)

La silicosi
(Italia/1964) di Toni De Gregorio (11’)

Seguiamo un giovane minatore italiano in Belgio che è stato colpito dalla silicosi. La sua unica speranza è quella di poter tornare in patria e di poter guarire.

Déjà s’envole la fleur maigre
(Già vola il fiore magro, Belgio/1960) di Paul Meyer (91’)

Questo ritratto neorealista di grande bellezza estetica parla della disperazione di un emigrato italiano in Belgio, con un tono dolceamaro in mezzo a momenti di feste popolari. Paul Meyer realizza il primo film sul declino economico della Vallonia e la chiusura delle miniere, e l’establishment belga glielo farà pagare molto caro. Nel 1960, il film vince il Premio della Critica al primo festival di Porretta Terme, dove Cesare Zavattini si congratulò pubblicamente con il cineasta premiato da una giuria composta da Visconti, De Sica, De Sanctis e Rossellini. (Guy Borlée)

Zolfara
(Italia/1947) di Ugo Saitta (11’)

Le condizioni di lavoro disumane degli zolfatari siciliani. Anche la lavorazione dello zolfo in superficie viene documentata con altrettanta forza.

Surfarara
(Italia/1955) di Vittorio De Seta (11’)

Nelle zone desolate della Sicilia centrale, si trovano miniere di zolfo, quasi invisibili dall’esterno. La macchina da presa segue i minatori avviarsi verso i pozzi ad attendere che i compagni del turno di notte risalgano in superficie.

Dallo zolfo al carbone
(Italia/2008) di Luca Vullo (53’)

Documentario sociale che illustra, attraverso alcune vicende vissute, l’iniziativa del Patto italo-belga nell’immediato dopoguerra che consentì a molti Siciliani di poter lavorare per sfamare la propria famiglia e all’Italia di ottenere carbone a basso costo per innestare la ripresa industriale nazionale.

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